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E’ dell’altro giorno la notizia che L’OMS ( organizzazione mondiale della sanità ) abbia diramato un rapporto su carni rosse, carni lavorate e loro correlazione con la genesi del cancro ( principalmente al Colon ).

Il rapporto dello IARC, redatto sulla base di oltre 800 studi precedenti sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali
e il cancro, conferma dunque le attuali raccomandazioni “a limitare il consumo di carne”.

Questi prodotti sono infatti stati inseriti nel gruppo 1 dei mutageni insieme all’Alcol ( il famoso bicchiere di vino tanto caro agli amici di Porta a Porta ) e al fumo disigaretta,naturalmente con una diversa probabilità statistica, in effetti le carni lavorate aumentano la probabilità di contrarre un cancro al colon di circa il 18%, mentre il fumo di sigaretta l’aumenta fino al 2500%, è chiaro quindi che ci troviamo davanti ad ordini di grandezza diversi.

Riguardo invece le carni ( la carne rossa in particolare dal momento che su quelle bianche non sono state ancora fatte ricerche ) la faccenda è assai più complicata, in quanto gli studi per determinare se un cibo sia o meno cancerogeno pongono degli enormi problemi logistici: richiedono che la dieta di migliaia di soggetti venga controllata per molti anni.

Per diverse ragioni, fra le quali reperire i soldi e trovare i soggetti disponibili per questi studi, esperimenti del genere sono comunque molto rari, e gli scienziati utilizzano invece metodi meno diretti come gli studi epidemiologici (cioè fondamentalmente analisi di dati a disposizione).
Inoltre gli alimenti normalmente vengono tra loro mischiati durante i pasti e la giornata: carne con pane, pasta, dolci, biscotti, etc, determinando così l’effettiva impossibilità di una prova certa a carico di un unico alimento.

Dire che mangiare una braciola faccia venire il cancro è scorretto: l’Oms parla di rischio, e il rischio è semplicemente la possibilità (non la certezza) che qualcosa si verifichi.
L’allarme, tra l’altro, non è nemmeno nuovo.
I medici da anni sostengono che “ la carne lavorata, addizionata, polimerizzata, salata o affumicata presenta dei rischi per chi la consuma molto spesso “, come ha sottolineato Walter Ricciardi dell’Istituto superiore di sanità.

Ma come funzionano le liste dello Iarc?

Le liste compilate dallo Iarc raggruppano le sostanze sulla base del livello di cancerogenicità dimostrato in studi scientifici.
L’ingresso nella lista richiede che siano disponibili i risultati di studi di laboratorio e, se disponibili, anche di studi epidemiologici sull’uomo.
Attenzione però: se una sostanza viene inserita nel gruppo 1, che comprende elementi pericolosissimi come fumo, alcol, smog, arsenico, benzene e via di questo passo, non vuol dire che mangiare un wurstel sia nocivo come fumare un pacchetto di sigarette.

Gli studi, infatti, vengono eseguiti ad altissimi dosaggi o con durate d’esposizione molto lunghe, difficilmente replicabili nella vita reale. “Prima di preoccuparsi – sottolinea infatti l’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro – è importante sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza ma quali sono i dosaggi e le durate d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico”.

Ci sono inoltre molti studi che ci dicono che se la carne viene mangiata insieme a frutta e verdure in gran quantità il rischio di oncogenesi si riduce a zero grazie all’influsso positivo degli antiossidanti e molecole affini contenute nei vegetali.
In effetti questi lavori vengono continuamente citati dall’intera comunità Paleo mondiale a supporto del loro stile di vita ( come sapete anche io sono Paleo Friendly e la mia alimentazione è data più o meno dal 70% di carboidrati sotto forma di vegetali e 30% di proteine da carne, pesce e uova ).

In conclusione, riguardo alla carne rossa, soprattutto se esclusi i cereali, così come i prodotti lavorati in genere dall’alimentazione e introdotta frutta e verdura, il nesso è assai labile, per non dire inesistente, mentre per le carni lavorate, come detto sopra, sarebbe effettivamente meglio eliminarle o ridurne il consumo ad assunzioni sporadiche.

Va comunque sempre tenuto ben presente che la nostra alimentazione va considerata nel suo insieme ( tutto quello che mangiamo ) per determinarne gli effetti che, in questo caso, risultano essere sinergici tra letteralmente migliaia di differenti molecole.

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