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Appena qualche settimana prima della morte di Mike Mentzer, il 10 giugno 2001, e di suo fratello Ray due giorni dopo, Mike aveva partecipato ad un’intervista con The Sandwich. In questa intervista, l’ultima, Mike rivela per la prima volta alcune cose molto personali su se stesso e la sua filosofia di vita. Potete ridere, arrabbiarvi, rimanere scioccati o buttare via questo giornale estremamente disgustati, ma questa è la verità secondo Mentzer. È un canto del cigno che probabilmente solleverà un mucchio di controversie, proprio come avrebbe voluto Mike.

The Sandwich: Come va?

Mike Mentzer: Sta andando benissimo. Gestisco le vendite per corrispondenza, come molti sanno; ho un sito Web, che richiede molto lavoro; scrivo articoli e sto lavorando ad un video. Tutto questo occupa molto tempo, ma sono all’altezza delle mie responsabilità, mi diverto, lavoro anche 10-12 ore al giorno. Faccio così da molti anni. Posso dire che la mia vita ruota intorno al mio lavoro.

TS: Dopo la nostra prima intervista sei scomparso. Cosa è successo?

Mike Mentzer: Ho avuto svariati problemi di salute, compreso uno che mi ha costretto ad operarmi alla cervicale. Ho avuto la polmonite, la bronchite e recentemente ho scoperto dei coaguli di sangue nei polmoni. È una cosa piuttosto grave, sto prendendo una medicina forte che fluidifica il sangue e che dovrebbe risolvere il problema.
Per chi può essere interessato al motivo per il quale Mike Mentzer ha dei coaguli di sangue nei polmoni, è una cosa che è stata scoperta tempo fa quando mio fratello Ray veniva operato per dei coaguli nelle braccia, nei punti dove gli inserivano la macchina per la dialisi. Molte persone già sanno che mio fratello ha una malattia renale potenzialmente fatale che richiede sessioni di quattro ore e mezzo di dialisi tre volte la settimana, una cosa assai straziante e debilitante. Durante una delle sessioni è stato scoperto che soffre di una malattia genetica chiamata carenza della titrombina, ossia il suo sangue si coagula troppo velocemente. I dottori gli hanno detto che se aveva fratelli o sorelle doveva avvertirli perché ce l’avevano anche loro di sicuro.

TS: Cosa pensavi mentre eri all’ospedale?

Mike Mentzer: È interessante. Da una parte mi preoccupavo. Ovviamente a nessuno piace essere malato, ma non mi sono mai depresso. Non cammino su e giù mordendomi le mani e rodendomi. L’ho presa con orgoglio, mi sono fidato dei medici e sono piuttosto ottimista.

Mike Mentzer nel suo ufficio
Intervista a Mike Mentzer

TS: E quanto hai risentito della situazione di Ray?

Mike Mentzer: Non è facile vedere un membro della tua famiglia che passa attraverso un’esperienza straziante. La dialisi è una cura molto forte che pulisce il sangue togliendolo da una vena del braccio [di solito] e facendolo passare dentro una macchina che lo agita e lo ripulisce. Ray ha una rara patologia che si chiama malattia di Berger, i medici mi hanno detto che non è collegata all’uso di steroidi nel passato. È una rara malattia che si presenta soprattutto negli uomini bianchi dopo i 35 anni.
Ma la sta prendendo piuttosto bene. Ha periodi che è giù – non c’è dubbio – ma tutti coloro che sono vicini a lui sono piuttosto impressionati da come riesce a sopportare la cosa. Gran parte delle persone in dialisi prendono lo Zoloft o il Prozac o qualche altro prodotto per il tremendo impatto sulla persona che ha la dialisi, ma mio fratello non ha dovuto prendere tali farmaci. Affronta questa cosa con il cervello. Capisce che è a rischio la sua vita, ma fintanto che fa la dialisi ha una ottima possibilità di farcela. Si trova a quello che è chiamato blocco renale all’ultimo stadio . Non è che i suoi reni stanno solo male, sono proprio morti. Senza dialisi non c’è maniera che possa sopravvivere.
Anzi, recentemente si è depresso un po’. Ho fatto un esame del sangue che ha mostrato che sono compatibile con Ray e mi sono preparato a donargli uno dei miei reni. Ci stavamo preparando a stabilire una data per l’intervento quando hanno visto che avevo uno di questi coaguli di sangue nei polmoni, cosa che Ray ha interpretato subito come un brutto presagio. Gli specialisti sono molto severi nel dare l’OK a chi deve donare un rene. Devi essere in condizioni di salute perfette. Il minimo problema di salute e ti tolgono immediatamente dall’elenco dei donatori. Allora ha avuto un periodo di depressione ma ne è uscito e sta migliorando continuamente.

TS: Siete sempre stati così affiatati?

Mike Mentzer: [Ride] Ray ed io abbiamo avuto rapporti burrascosi per gran parte della nostra vita, anche se non orribili. La tipica cosa che accade tra fratelli. Ma ora, recentemente, con tutti e due che siamo malati, ci siamo avvicinati. Passiamo molto tempo insieme. In un certo senso è una cosa positiva perché i fratelli dovrebbero essere vicini, non in continuo battibecco. Finalmente siamo come dovrebbero essere due fratelli.

TS: Mi è stato detto che Ray ha ricevuto degli auguri di pronta guarigione da una persona che non si sarebbe aspettato…

Mike Mentzer: A dire il vero ha ricevuto una telefonata, che mi crediate o no, da Arnold Schwarzenegger, che mi ha commosso molto, e ringrazio Arnold per questo. Arnold ha chiamato Ray e gli ha chiesto come stava, ha detto che Ray lo poteva chiamare ogni volta che aveva bisogno di qualcosa o per qualsiasi motivo. È stato un gesto bellissimo da parte di Arnold e ai miei occhi lo ha fatto apparire un uomo di grande spessore morale. Ero senza parole quando è arrivata la telefonata! Molti anni fa dissi a Joe Weider che speravo che Arnold imparasse veramente a maturare e a dispiegare appieno il suo potenziale, perché ha una personalità piuttosto notevole.

TS: I vostri genitori sono morti entrambi?

Mike Mentzer: Sì, sono morti.

TS: Avevi un buon rapporto con loro?

Mike Mentzer: Sì, ero legato a mia madre e a mio padre. Prima è venuta a mancare mia madre ed è stato per me un momento difficilissimo. Mi ricordo la telefonata alle cinque del mattino da parte del medico e di avere preso la macchina andando in giro piangendo come mai avevo fatto per ore e ore. E, ovviamente, mi è rimasto per un po’ lo strascico di tristezza, ma dopo del tempo si deve imparare ad adattarsi, capendo che la morte è una parte inevitabile della vita. Accadrà a tutti.
Anche la morte di mio padre è stata difficile ma non quanto quella di mia madre perché la morte di lei mi ha preparato, in un certo senso, alle altre scomparse in seno alla mia famiglia. Sono venuti a mancare moltissimi anni fa e ormai sono ferite guarite.

TS: Credi nell’inferno e nel paradiso?

Mike Mentzer: Se credessi nell’inferno e nel paradiso, dovrei credere in Dio. Non credo in Dio. Non ho dubbi che non c’è un Dio. Pertanto non c’è né un inferno né un paradiso. Sono un oggettivista, uno studioso della filosofia di Ayn Rand, il cui principio di base è che si deve essere completamente dediti alla ragione e alla realtà. È un buon motivo per il quale in realtà è impossibile che Dio esista. Non c’è modo, nella natura delle cose, che Dio esista, almeno come Lo si definisce comunemente.
Quindi non c’è paradiso e non c’è inferno, io non ho speranze di rivedere di nuovo mia madre e mio padre. Ogni tanto ci penso e mi viene da piangere, ma è così.

TS: Se ti venisse dimostrato che un posto così esiste e avessi un biglietto per andarci, lo prenderesti? Oppure rimarresti dell’idea che è impossibile che Dio esista?

Mike Mentzer: Esiste una credenza razionale in un creatore. Come ho detto, non può esistere Dio come Lo si definisce comunemente. Dio è infinito, Dio è dovunque, Dio ha creato l’universo – questo è interessante. Non esiste una cosa che ha creato l’universo o che lo ha fatto esistere, perché l’universo è la causa di tutto! Se ci fosse Dio, consisterebbe di una qualche sostanza materiale e dovrebbe pur vivere da qualche parte. Pertanto, l’esistenza è sempre esistita, anche nel contesto che hai appena dato. Se, come hai detto, fosse dimostrato in qualche maniera e senza ombra di dubbio che esiste un creatore razionale e un aldilà, sì, afferrerei l’opportunità di stare di nuovo con mia madre e mio padre.

TS: Hai accennato all’oggettivismo. Potresti parlarne ancora e dirci come lo colleghi al bodybuilding?

Mike Mentzer: Negli ultimi anni ho avuto il piacere di portare all’oggettivismo molti dei miei clienti che seguo attraverso consulenze telefoniche e alcuni dei miei amici più intimi, che sono bodybuilder assai muscolosi. Coloro che lo hanno fatto avevano, ovviamente, problemi con l’esistenza. Sono cambiati a 360°: il loro pensiero è diventato più chiaro, sono più produttivi e creativi, per non dire più felici. Un individuo che ha fatto questo cambiamento e del quale sono particolarmente fiero è Marcus Reinhart, la stella nascente del bodybuilding che si vede su molte riviste come modello e soggetto di articoli. Ha fatto grandi passi negli ultimi quattro anni grazie all’oggettivismo e sono lieto di essere stato io a poterlo introdurre alla migliore filosofia che sia mai stata formulata. Perché lo dico?
Perché l’oggettivismo è la migliore filosofia che sia mai stata formulata? Perché per secoli la gente ha creduto che lo studio della filosofia dovesse essere una celebrazione dei pensatori del passato, molti dei quali erano filosofi maledetti. Ayn Rand ha indicato che questo era sbagliato, che lo studio della filosofia non è soltanto lo studio dei filosofi del passato, che può, anzi, confondere il subconscio con falsità inutili e così via. Al contrario, la filosofia è un’area di studio di per sé stessa. C’è un corpo di conoscenze che costituisce la filosofia! È stata una scoperta importantissima. Ayn Rand è stata il primo filosofo a capirlo e la sua comprensione le ha permesso di collegare logicamente tutti i rami della filosofia. Il primo ramo è la metafisica, che studia la natura fondamentale della realtà. Il ramo numero due è l’epistemologia, che studia la natura della conoscenza umana ed i mezzi per acquisirla. Poi l’etica, ovviamente, che è lo studio della moralità, dei valori e delle scelte dell’uomo. Il numero quattro, importante, è l’arte. Il numero cinque la politica.
Lei ha connesso logicamente quei cinque rami della filosofia in maniera non contraddittoria ed ha avuto un tremendo impatto nell’ambiente filosofico. Ovviamente, come si può dire per me nel bodybuilding, quando ho presentato nuove idee radicali, c’è stato un lungo periodo durante il quale Ayn Rand era completamente respinta da tutti, ma adesso insegna il suo oggettivismo in un numero crescente di college. Negli ultimi venti anni è sempre più letta nel mondo. Sta facendo effetto. Avrà un profondo effetto positivo sul mondo se la sua influenza continua a crescere.
La filosofia è molto importante. È, come ha detto lei, il grossista delle questioni umane: la più potente forza nella vita umana. Tutti hanno una filosofia. In ogni caso quale filosofia hai è una questione di scelte e quasi tutte le persone non fanno una scelta cosciente rispetto alla filosofia che abbracciano. La loro filosofia è una borsata di nozioni casuali, disconnesse e contraddittorie raccolte dalla televisione, dai quotidiani, dai libri, dalla famiglia, dalla chiesa e così via dicendo. Di conseguenza la loro filosofia è piena di contraddizioni. Una filosofia piena di contraddizioni si può dimostrare molto letale.

TS: Quali sarebbero le filosofie letali?

Mike Mentzer: La più notevole e strabiliante è la filosofia di Immanuel Kant. Duecento anni fa scrisse la Critica della ragion pura. Iniziò a distruggere la mente dell’uomo minando la sua fiducia nella ragione. È un filosofo maledetto e la sua influenza perdura ancora oggi. I kantiani, credetemi o no, insegnano che la realtà non è reale e che la mente dell’uomo è impotente, questa è la filosofia predominante insegnata nelle scuole, comprese le migliori università. È talmente ben arroccato il kantismo che è difficilissimo per un filosofo oggettivista con un titolo accademico trovare un posto nelle università.

TS: Ho sempre pensato che la filosofia fosse piuttosto popolare nei college.

Mike Mentzer: Beh, di solito è un corso richiesto, ma viene insegnata nel modo che ho descritto prima: lo scopo della filosofia è lo studio del pensiero dei grandi filosofi, quelli osannati. Dobbiamo fare una distinzione tra essere grandi ed essere osannati. Dobbiamo porci la domanda se lo scopo della filosofia non sia studiare il pensiero dei pensatori osannati nel passato ed imparare come apprezzarli. Perché vogliamo imparare ad apprezzare un filosofo maledetto?

TS: Questo ti ha portato alla decisione di scrivere Heavy Duty II?

Mike Mentzer: Undici anni fa decisi di diventare personal trainer e presi il mio lavoro con la massima serietà. È il mio lavoro usare tutta la mia conoscenza per aiutare i miei clienti a raggiungere i loro obiettivi. Quando iniziai ad allenare le persone, impiegavo la teoria fondamentale di Arthur Jones dell’allenamento ad elevata intensità, facendo fare ai miei clienti dalle 12 alle 20 serie tre volte la settimana, che è certamente meno di quanto è suggerito dai difensori dell’allenamento ad elevato volume. Ma dovetti ammettere che non stavano ottenendo i risultati che potevano raggiungere. I progressi erano lenti, piccoli avanzamenti di tanto in tanto. Sapevo che qualcosa stava andando male e sapevo che il problema non poteva essere il poco allenamento; doveva essere il superallenamento. Non penso che nessun atleta al mondo, bodybuilder compresi, si alleni troppo poco. Anzi, lo sbaglio predominante per tutti gli atleti è un eccessivo superallenamento cronico.
Sapevo che c’era un problema con la teoria di Arthur. In effetti dice che per essere produttivo l’allenamento deve essere intenso, breve ed infrequente. Bene, mi sono reso conto in seguito a lunghi studi e approfondite riflessioni che egli aveva ragione per il primo principio della teoria sull’allenamento ad elevata intensità – che sì, per essere produttivo l’allenamento deve essere intenso.
Ma cosa diamine significa breve e infrequente? Sono due termini generalissimi che non sono stati spiegati a sufficienza. Il sistema di Joe Weider suggeriva a tutti di eseguire 20 serie per gruppo muscolare, sei giorni la settimana. Arthur reagì appena e disse, arbitrariamente, di non allenare un muscolo con 20 serie 6 giorni la settimana perché era troppo. Decise di ridurre a metà e disse di allenarsi tre volte la settimana e di fare 12-20 serie per tutto il corpo, non per ogni gruppo muscolare. Questo è stato il suo sbaglio. La sua interpretazione di breve ed infrequente era arbitraria. Quello che ho fatto io è stato continuare a ridurre con metodo il volume e la frequenza d’allenamento dei miei clienti in un certo periodo di tempo finché siamo scesi a 2-4 serie per sessione una volta ogni 4-7 giorni – alle volte ogni 10 o addirittura 14 giorni – e infine, infine, i miei clienti ottenevano il tipo di risultati che io avevo sempre ritenuto possibili dopo avere loro applicato in maniera corretta una valida teoria.
Arthur dette un contributo enorme alla teoria fondamentale dell’allenamento ad alta intensità e sono orgoglioso di averla affinata, sviluppandola fino ad un punto in cui posso dire che, almeno in termini di necessità pratica, ho perfezionato la teoria dell’allenamento ad elevata intensità. L’evidenza non è solo la logica della mia teoria ma i progressi ottenuti dai miei clienti. Quasi ogni cliente che è venuto da me negli ultimi 11 anni aveva seguito l’allenamento ad alto volume, ne era uscito frustrato e con pochi risultati se non addirittura nessuno. Dopo che facevo loro seguire il programma Heavy Duty e li allenavo in base alle loro esigenze di volume e di frequenza, ottenevano risultati che andavano da soddisfacenti a letteralmente fenomenali, molto superiori alla norma.

TS: Perché consigliare una tabella d’allenamento che non è produttiva per la stragrande maggioranza della gente – una filosofia d’allenamento che non aiuta nessuno a meno che non sia geneticamente dotato e che non assuma un bel po’ di farmaci dopanti?

Mike Mentzer: È un comprensibile errore quello che si sia portati a pensare che di più è meglio. Più denaro, più conoscenza, più valori sono meglio che meno. Pertanto più allenamento deve essere meglio che meno. Per un certo periodo Weider continuò a pubblicare questo sistema finché non lo si associò al suo nome e questo finì per dargli un forte ascendente sull’idea dell’allenamento ad alto volume. Si rifiuta semplicemente di vedere altro. È troppo tardi, detto diversamente. Non può tornare sui propri passi ora ed ammettere di avere sbagliato. Sarebbe un duro colpo per il suo ego.
A proposito, nella prima intervista che feci con te dissi che Joe aveva vedute ristrette. Leggendola, mi sentii un po’ imbarazzato perché ero stato da poco a pranzo con Joe ed ero rimasto sorpreso. All’età di 80 anni Joe ha una mente molto attiva, per niente limitata. Siamo stati al ristorante per un’ora e mezzo e mi ha illustrato per tutto il tempo questa particolare filosofia di vita. Non è l’oggettivismo ma posso rispettare chi non è oggettivista fintanto che ha delle forti convinzioni sulla propria filosofia e Joe certamente ne ha.

TS: Hai avuto successo quando ti sei ritirato come bodybuilder professionista. Quali consigli potresti dare ai bodybuilder che presto lasceranno la scena del professionismo a causa di problemi di salute collegati all’uso del doping?

Mike Mentzer: Buona domanda. Sono ancora dentro al bodybuilding. Tengo gli occhi ben aperti su cosa fanno i bodybuilder di vertice oggigiorno. Mi sembra che la maggioranza di loro, comprese alcuni delle ultime generazioni, non si lasciano il tempo per coltivare altri interessi. Come con alcuni dei bodybuilder delle ultime generazioni, queste persone finiranno male. Quando non avranno più il bodybuilding si ritroveranno senza nient’altro. Finiranno senza soldi, emotivamente scossi. Già vedo i segni su alcuni di loro.

TS: Quali segni?

Mike Mentzer: Per quanto riguarda il carattere, la filosofia di vita. Queste persone sono dedite solamente al bodybuilding come l’unico fulcro della loro esistenza, molti spendono anche 70.000 dollari l’anno consumando quantità da incubo di farmaci – steroidi, ormone della crescita, e un grosso numero di altre cose di cui non mi sono preso la briga di imparare i nomi. Hanno reso tutto ciò il principale interesse della loro vita ed io vedo che alcuni di loro hanno ben pochi interessi al di fuori di questo – per esempio andare al cinema, stare con la propria ragazza, farsi un bagno al mare.
Parlando con loro vedo che intellettualmente sono limitati. Non pensano al proprio futuro. Avranno grossi problemi. Un pochino mi preoccupo perché amo il bodybuilding e me ne preoccupo. Ma non c’è niente che io possa fare. Scrivo da 23 anni e mi vedo soprattutto come un insegnante. Non garantisco che siano stati inconsapevoli per 23 anni. Potrebbero avere letto il mio materiale ed avere ricevuto il mio messaggio che ci sono altre cose nella vita oltre il bodybuilding, che imparare come pensare è altrettanto importante – anzi, più importante.
Come ho accennato prima, io faccio varie cose. Come bodybuilder che non gareggia più scrivo ancora per le riviste, soprattutto IRONMAN , e di questa collaborazione sono fiero perché è l’unica rivista che cerca di adottare un approccio obiettivo a questa cosa. Non conosco altre riviste che abbiano prestato attenzione in senso positivo all’allenamento ad elevata intensità, mentre negli ultimi anni ho visto un numero crescente di articoli scritti da vari autori su IRONMAN con una politica editoriale più equilibrata. E ringrazio John Balik di questo.
John è mio amico da 25 anni. Posso ricordare 25 anni fa quando viveva in Virginia ed io andavo alla University of Maryland. Ogni paio di mesi veniva in macchina da me e mi fotografava nel campo dietro casa mia. Possiede ancora quelle foto e ne ha pubblicate alcune. Inoltre mi ha seguito in tutto il mondo fotografando me ed altri atleti in tutte le migliori gare per moltissimi anni. Lo conosco tanto bene da dire che probabilmente è l’uomo più rispettabile ed onesto dell’editoria per il bodybuilding attuale. Anzi, l’ho ringraziato prima ma lo ringrazio un’altra volta ora.
Undici anni fa mi trovavo in difficoltà finanziarie e John lo seppe. Solo per bontà mi pubblicò gratuitamente una serie di inserzioni pubblicitarie da un quarto di pagina – pubblicità che menzionavano il fatto che stavo iniziando un servizio di consulenze telefoniche. Dopo che apparve la prima pubblicità, il mio telefono iniziò subito a squillare e non ha mai smesso da allora. Anzi, se avessi voluto avrei potuto guadagnarmi da vivere esclusivamente con le consulenze telefoniche. Bastava che avessi pubblicato un annuncio su ogni rivista che si concentrava sul mio servizio di consulenze telefoniche. Tutto quello che faccio al momento è accennare a questo servizio in fondo ai miei articoli su IRONMAN.

TS: Per i bodybuilder che hanno intenzione di smettere con il professionismo come Shawn Ray, Kevin Levrone, Ronnie Coleman,…

Mike Mentzer: [Interrompendo] Quelli sono buoni esempi del contrario di quanto stavamo dicendo. Kevin Levrone e Shawn Ray sono entrambi individui brillanti che paiono avere dedicato il loro tempo a svariati interessi e il loro futuro si profila brillante.

TS: So che hai un sito Web molto famoso.

Mike Mentzer: Sono assai fiero del mio sito Web. Non è molto elaborato ma neanche brutto e il suo principale scopo è educare. Ho una pagina dedicata ad un editoriale [scritto da un ospite] della quale sono fiero perché tutti coloro che scrivono l’editoriale per me sono oggettivisti; vale a dire, persone che capiscono molto chiaramente l’importanza della ragione e della logica e di conseguenza sono pensatori insolitamente buoni. Anzi, il collaboratore di IRONMAN Richard Winett Ph. D. è un collaboratore fisso anche della sezione articoli del mio sito. Lo ammiro particolarmente per il fatto che anni fa era un rumoroso sostenitore dell’allenamento ad alto volume, rifiutando di credere che ci potesse essere qualche validità nell’allenamento ad alta intensità. Ma alla fine ha dedicato il tempo, a differenza di tutti gli altri agli alti livelli di questo sport, alla lettura del materiale di Arthur Jones e mio, ha compiuto l’analisi critica necessaria del materiale ed è finito con il vedere che inequivocabilmente, senza alcun dubbio, l’allenamento ad elevata intensità è superiore a quello ad elevato volume.

TS: Tu sostieni che bisogna fare soltanto poche serie per un gruppo muscolare grosso come la schiena. Credi di potere fare una sessione utile per la schiena con soltanto tre esercizi circa?

Mike Mentzer: La parola importante è grossi. Hai detto che consiglio di allenare i muscoli grossi con pochissime serie. Bene, il volume di un muscolo non importa. Non dovremmo fare più di una serie per stimolare la crescita.
Allora sorge la domanda: quante serie dovrei fare? Se dovessi lanciare una ricerca investigativa per scoprire quante serie siano necessarie per conseguire dei risultati ottimali, da dove inizieresti? Se iniziassi con 20 serie e non funzionasse, quante ne faresti? Scenderesti a 19 o saliresti a 21? La cosa più logica durante un’indagine del genere è partire con la quantità minima possibile, ossia una sola serie. Non si può scendere a meno di una serie. Se una serie non va bene, allora provi con due. Ma posso dirti senza sbagliare, senza ombra di dubbio, che una serie per esercizio è tutto quello che serve per raggiungere ottimi risultati.
Gran parte dei bodybuilder sembrano considerare l’allenamento per il bodybuilding una gara di resistenza, cosa che non è. Ancora una volta tutto questo arriva dall’idea che di più è meglio. L’idea non è andare in palestra per vedere quante serie puoi fare o quanto a lungo puoi irragionevolmente resistere. Lo scopo è entrare in palestra come un essere umano informato, intelligente, razionale ed eseguire soltanto una quantità precisa di esercizi necessari a stimolare la crescita. Notate la differenza. E come si può vedere, la quantità precisa di esercizi necessari per stimolare la crescita non è quella che molte persone sono state portate a credere o che piace loro credere.
Uno degli argomenti centrali del mio libro Heavy Duty II: Mind and Body è che lo sbaglio durante tutti questi decenni è stato il seguente: di più è meglio, meno è meglio. Entrambe queste idee sono sbagliate e porteranno entrambe a problemi di allenamento e ad una mancanza di risultati soddisfacenti.
L’idea non è che più è meglio o che meno è meglio ma che la cosa migliore è la quantità giusta. La precisione è il segreto. Esattamente quante serie per sessione e quanto spesso? È un po’ quello che accade quando si prende una medicina. Dopo che sappiamo di averne bisogno, il passo logico successivo è scoprire quanta – il dosaggio. Quanta medicina dovreste prendere e quanto spesso? Anzi, ho ancora parlato di questo in Heavy Duty II dicendo che la scienza dell’allenamento dovrebbe essere giustamente considerata come derivante dalla scienza medica con alcuni principi della scienza medica che si applicano alla scienza dell’allenamento.
In medicina il primo compito del ricercatore è scoprire con esattezza quale sostanza chimica avrà effetti sul risultato fisico desiderato. E come ho detto, il passo successivo è scoprire quanto e quanto spesso. Nel bodybuilding noi valutiamo anche gli effetti del risultato sperato per il nostro fisico, in questo caso non prendendo un farmaco ma imponendo il giusto stimolo d’allenamento, ossia con l’elevata intensità. Dopo che lo sappiamo, il passo successivo obbligato e logico è scoprire quanto in termini di volume e frequenza.
La maggioranza dei bodybuilder che seguono l’allenamento ad elevato volume eseguono un numero casuale, arbitrario, di serie con l’élite dei fisiologi sportivi che sostengono la necessità di fare 60 serie al giorno, sei o sette giorni la settimana. Tu ed io sappiamo entrambi che questo è un superallenamento bello e buono e che per il bodybuilder che non è geneticamente dotato e che non assume steroidi, è inutile. Per chi non prende dosi estremamente grosse di farmaci che potenziano la capacità di recupero, come gli steroidi e l’ormone della crescita, è addirittura controproducente.

TS: Quando è stata l’ultima volta che hai pianto?

Mike Mentzer: [Ride e fa una pausa] La scorsa notte mentre guardavo un film con Meg Ryan dove era un pilota di elicottero che è morto eroicamente sul fronte di guerra. Non mi sono potuto trattenere.

TS: Ti disturba mostrare le tue emozioni?

Mike Mentzer: Per niente. Non mi ha mai disturbato. Non le sbandiero nemmeno però. È una domanda interessante. Quanto si devono mostrare le proprie emozioni? Di fatto è una domanda interessante e filosofica, una che deve avere un risposta in base ad attenta riflessione.

TS: Lo scomparso Dan Duchaine disse che l’Heavy Duty, quando uscì per la prima volta, sembrava bello e giusto finché non vennero fuori numerosi infortuni, gli antidolorifici e le amfetamine che i sostenitori dell’Heavy Duty subivano e prendevano per sopportare quel tipo di allenamento. Cosa ne pensi?

Mike Mentzer: Non conosco alcun teorico o sostenitore dell’allenamento ad elevata intensità che suggerisca l’uso di amfetamine o di altri farmaci. Per quanto riguarda gli infortuni, è una falsità bella e buona. Ho allenato gente per 11 anni, quasi 2000 persone personalente e con le consulenze telefoniche, e soltanto in un caso ho avuto un cliente che ha avuto un leggero infortunio. Faceva dei piegamenti alle parallele estremamente pesanti e per una qualsiasi ragione ebbe un leggero stiramento nel pettorale vicino allo sterno. L’Heavy Duty non è un tipico programma di powerlifting, con il quale sosteniamo l’esecuzione di 1-3 o 3-5 ripetizioni per esercizio. Questo richiederebbe, ovviamente, sovraccarichi enormi o, direi, carichi pesanti per il soggetto, incrementando così la possibilità di un infortunio. Consigliamo che il soggetto effettui 6-10 ripetizioni per esercizio della parte superiore del corpo e 8-15 per la parte inferiore. Questo richiede una forza d’allenamento da bassa a moderata.
Anzi, quello che sosteniamo è un esercizio correttamente pensato che sia ad elevata intensità ed a bassa forza. Eseguire le ripetizioni lentamente, quattro secondi nella fase di salita e quattro nella fase di discesa, non permette di usare carichi estremamente elevati. È essenziale tenere presente il fattore sicurezza. Non conosco nessuno – ed io conosco molti atleti che seguono l’allenamento ad elevata intensità – che abbia avuto un qualche infortunio.

TS: E Dorian Yates?

Mike Mentzer: Dorian non segue l’allenamento Heavy Duty con precisione. Fa lo sbaglio di pensare, come ho accennato prima, che meno è meglio, non che la quantità precisa è meglio. Oltre a questo impiega il momento delle forze, gli strattoni e i movimenti balistici per iniziare il movimento e per completarlo. Ecco perché si fa male. Noi consigliamo un allenamento sicuro – ancora una volta con un numero maggiore di ripetizioni eseguite piuttosto lentamente per l’arco completo di movimento. Questo è il tipo di allenamento più sicuro e più produttivo che sia possibile. Mi piacerebbe vedere qualcuno che mi dimostra il contrario.

TS: Parliamo dell’abuso delle droghe e della prostituzione con gli omosessuali dei bodybuilder d’élite. Come funziona esattamente?

Mike Mentzer: Hai ragione: c’è questo fenomeno tra i bodybuilder, compresi alcuni di quelli al top, con circolazione di droghe come cocaina e marijuana. Ovviamente lo sanno tutti. Non ebbe un problema con la cocaina Mike Christian un paio di anni fa? Spero che sia finita ora, ma ha avuto un brutto problema con la cocaina che lo ha portato ad un crollo personale e alla perdita quasi del suo lavoro. Faccio questo nome solo perché egli rilasciò un’intervista su IRONMAN dove parlò di questo [dicembre ’96 e gennaio ’97]. Ma Mike non è l’unico che ha preso o che prende droghe. Ce ne sono diversi. Ma non farò nomi.
Ed è anche vero che molti si prostituiscono con gli omosessuali. È così dall’inizio del bodybuilding nella prima parte del secolo scorso. Sembra che esista una fazione di omosessuali che trova irresistibili i bodybuilder e che è disposta a pagare considerevoli somme di denaro per ottenere favori sessuali. Conosco svariati bodybuilder che lo hanno fatto, anche, ma per ovvi motivi non rivelerò i loro nomi.
Sì, il bodybuilding non è proprio così immacolato come la si raffigura nelle riviste.

TS: Quali sono alcuni segreti che tu sai e gli altri no?

Mike Mentzer: [Ride] Beh, ovviamente ci sono cose nella mia vita che sono personali e che non desidero vengano pubblicate su una rivista internazionale. Ero riluttante ad informare le persone del mio problema ai polmoni perché alcuni salteranno automaticamente alla conclusione che Mentzer ha questo problema perché ha preso gli steroidi. Bene, non ho mai nascosto il fatto che ho preso gli steroidi; non era un segreto. Anzi, avevo una rubrica su Muscle Builder, ora Muscle Fitness, dove anni fa parlavo dell’uso di farmaci, quindi non è mai stato un segreto. Ma ci sono molti bodybuilder ai quali non piace che nei loro riguardi si menzioni quel particolare argomento e lo capisco. Io scelsi di farlo perché, avendo scelto coscientemente di usare gli steroidi, non la consideravo una cosa vergognosa. Soppesai i rischi e i benefici e decisi che li avrei usati. E per quanto ne so, non ho mai avuto alcun problema.
I coaguli di sangue, ancora una volta, sono più probabilmente dovuti al mio problema genetico. Oltre a questo, ci sono persone che hanno problemi con i reni, il fegato, il cuore e così via e che non hanno mai toccato un peso o gli steroidi. È la legge delle probabilità statistiche. Ovviamente, dato un certo numero di bodybuilder, ce ne saranno alcuni che avranno problemi di salute.

TS: Dan Duchaine una volta scrisse che tu avevi avuto un esaurimento nervoso…

Mike Mentzer: [Interrompendo] A proposito, non mi è mai importato di quello che diceva Dan Duchaine.

TS: No?

Mike Mentzer: [Fa una lunga pausa] Soprattutto perché era un lussurioso che cercava donne giovani e indifese e le portava alla droga. Tutti a Venice [in California] lo sanno che faceva usare il doping alle bodybuilder che allenava perché quelle si ritrovavano con la barba, con la voce grossa e profonda e con molte caratteristiche mascoline.
Dan era senz’altro intelligente, ma c’era un qualcosa di diabolico in lui, ecco perché non mi interessa. Non è il fatto che mi ha attaccato personalmente, con un numero di accuse ridicole. Era soprattutto per il doping. Dan era ossessionato dal doping!

TS: Dan scrisse che tu eri coinvolto in un qualcosa sull’abuso di amfetamine e che bevevi le tue urine.

Mike Mentzer: [Ridacchia] Non so da dove l’abbia tirato fuori. Come potrebbe mai una persona bere le urine?

TS: Non so, ma molte persone ci credevano.

Mike Mentzer: Sì, a molte persone piace buttare del fango sulla gente famosa perché la loro autostima non è molto alta. Si sentono meglio quanto possono dire che sì, non sono in quel modo, tanto quella persona ha dei difetti. Ma quello non è il modo giusto per recuperare la propria autostima. È una cosa irrazionale.
No, non ho mai bevuto le mie urine. Non so proprio da dove sia nata questa cosa. Per un po’ di tempo ho preso davvero delle amfetamine che mi aveva prescritto il medico perché come bodybuilder agonista mi rimaneva difficile avere l’energia per allenamenti intensi e per andare a casa e scrivere per ore durante una dieta rigida. Ma erano sempre prescritte da un medico.

TS: Sergio Oliva è uscito con un nuovo libro dove dice che Joe Weider aveva truccato molte gare a favore di Arnold, Frank Zane e Lee Haney. Cosa pensi?

Mike Mentzer: Sì, ho sentito delle accuse di Sergio e le ho sentite da altri, ma non lo so in prima persona. Non ne sarei sorpreso ma dato che non è una cosa che so per certo in prima persona, non posso dare un giudizio definitivo su Joe Weider.

TS: C’è una donna alla quale tieni in particolare nella tua vita?

Mike Mentzer: No. Sto ancora cercando la mia donna ideale. Feci lo sbaglio, come quasi il 100% degli uomini che stanno leggendo, di seguire ciecamente una donna per il fatto che era attraente e poi scoprire di avere commesso un enorme sbaglio, perché mancava di personalità. Ho commesso quello sbaglio spesso, al punto di arrivare ad evitare che quella particolare emozione prendesse ancora il sopravvento sulla ragione.
Non voglio sposarmi. Cerco una donna che sia la mia anima gemella per il resto della vita. Non voglio rimanere fedele ad altro che al mio ideale: una donna che sia ragionevolmente attraente ed oggettivista.

TS: Esci con qualche donna al momento?

MM: Un paio di anni fa avevo appuntamenti con molte donne, ma dato che non avevano molta cultura, non interessava loro niente delle mie idee, le trovavo assai noiose. Non erano al livello del mio standard intellettuale e mi resi conto che la cosa non mi soddisfaceva e non mi tirava su. Così è da un paio di anni che non ho appuntamenti.

TS: Quale sarebbe il massimo impegno di Mike Mentzer? Quale sarebbe la tua eredità?

MM: Vorrei continuare a scrivere libri, a convincere le persone ad abbracciare l’oggettivismo, a continuare ad educare le persone. Ecco tutto, in pratica.

TS: Cosa ti rende felice?

MM: [Fa una lunga pausa] Idee astratte di alto livello.

TS: Cosa significa?

MM: [Ride] L’uomo della strada oggi si limita da solo dal punto di vista intellettuale. La gente ha difficoltà con le astrazioni più complesse.
Lasciami spiegare questa cosa sulle astrazioni. Il primo livello di astrazione sono quei concetti che si riferiscono agli oggetti concreti. Ed qui che si limitano molte persone: al livello del pensiero concreto. Il pensiero che si riferisce agli oggetti concreti della realtà. Hanno difficoltà con le astrazioni di livello superiore, cose che non sono direttamente percepibili, come le parole teoria o principio.
Il loro pensiero è gravemente limitato, ancora una volta, troppo concreto, mentre io ricavo un piacere notevole dalla conoscenza astratta, filosofica, teoretica. L’uso risoluto della mia mente è quanto mi fa felice e dovrebbe essere quello che rende felici tutti. Dovrebbe essere il loro principale interesse e preoccupazione, ciò che li rende più felici!
I mezzi di sopravvivenza dell’uomo sono il pensiero. È nella natura delle cose che queste cose siano considerate di sommo valore. E, ovviamente, come si può vedere subito semplicemente osservando la cultura, il pensiero che usa la ragione e la logica ha ben poco posto nei sistemi di valori delle persone.

TS: Hai mai pensato che il tuo stile di scrittura e il tuo intelletto siano troppo difficili per alcuni di questi lettori? Ad essere piuttosto onesto con te, ho avuto delle difficoltà a leggere Heavy Duty II.

MM: Sì. Io comunque mi rifiuto di semplificare il modo in cui scrivo. Preferisco scrivere al mio livello. La mia opinione è che è vero che ci sono persone che troveranno i testi di quel livello troppo difficili. Ma si tratta di quegli intelletti che si autolimitano ed a me non interessano. Come Ayn Rand, io sono interessato a raggiungere gli uomini che usano la mente. Ci sono uomini che magari non sono consapevoli dell’esistenza dell’oggettivismo o dell’importanza della filosofia di per sé, ma almeno ricercano la conoscenza. Cercano la verità. Tengono in grande stima la conoscenza. Anzi, quello che mi ha fatto più piacere nel corso degli ultimi anni, soprattutto da quando ho iniziato il mio sito Web, è che ricevo altrettanti ringraziamenti da persone che ho introdotto nel regno della ragione – cioè della filosofia – che da coloro ai quali ho chiarito la scienza dell’allenamento.

TS: Quasi tutti i ragazzi della mia generazione sono un po’ pigri. Non ci interessa molto la filosofia o la riflessione su quei concetti.

MM: Sì, il mondo oggi è nel punto più basso che potrebbe raggiungere. Ricordi i secoli bui del medioevo? Beh, oggi è peggio! Non viviamo nei secoli bui ma proprio in un buco nero. L’uomo della strada oggi sa meno di filosofia e scienza di quanto sapessero cento anni fa! Molte persone sono piuttosto compiaciute. Pensano che possiedono un telefono, un’automobile, un videoregistratore, un cellulare; pertanto si ritengono intelligenti. Beh, non dovrebbero. Quei prodotti che ho elencato sono stati creati da relativamente pochi ingegni. Le persone che li usano molto spesso non hanno nessuna conoscenza di tipo scientifico o filosofico. Ed è stato notato più volte negli studi, non lo dico solo io.
Sono sicuro che hai sentito dire che i punteggi del SAT si stanno abbassando. Molte persone al college non riescono neppure a scrivere un paragrafo, non riescono ad afferrare il senso di un brano o ad usare la grammatica bene per scrivere o pensare. E la situazione sta peggiorando.

TS: A proposito di grammatica, hai mai guardato MTV?

MM: Mai vista MTV.

TS: Cosa pensi della musica e della cultura rap, dove le donne sono prostitute?

MM: Un segno che il mondo sta andando sempre peggio! La gente ha allegramente trascurato la moralità fino ad un punto allarmante. Alla TV va bene tutto, non importa, basta che alzi l’audience. L’irriverenza nella musica rap mi fa vomitare e la musica in generale, oggi, è di livello bassissimo.
Ricordate che l’arte è un ramo della filosofia e riveste un ruolo importantissimo. Il compito dell’arte è ridare energia all’anima dell’uomo, infondergli il desiderio e la motivazione per continuare a combattere e a raggiungere i suoi valori. Si suppone che l’arte rivesta oggi il ruolo opposto. Indica che l’uomo è una creatura di infimo livello, che striscia nel letame, non un eroe appassionato che produce e crea per raggiungere i suoi valori e guadagnare la propria autostima. Il mondo è in una situazione orribile, l’arte è come un barometro, infatti, dello stato del mondo. L’arte è importantissima. Non sbagliatevi. L’arte non è solo qualcosa per perdere tempo. L’arte ha un ruolo centrale nella filosofia e nella vita dell’uomo. È il barometro dell’anima di un individuo oltre che della cultura.

TS: Sei mai crollato durante una crisi chiedendo aiuto a Dio, per te o per gli altri?

MM: Sì. C’è stato un periodo anni fa quando ero sempre un po’ depresso ed era per la morte di mia madre e mio padre. Anzitutto, infatti, non potevo credere che li avrei rivisti di nuovo e razionalmente arrivai a pensare all’esistenza di Dio. Ero molto, molto sincero nel credere che se Dio esisteva, sarebbe stato razionale che era presente nella Sua creazione. Addirittura una volta ho pensato che Arthur Jones fosse Dio.

TS: Cosa te lo aveva fatto pensare?

MM: Beh, Arthur Jones è di gran lunga l’individuo più singolare e strabiliante che abbia mai incontrato, nonostante le sue pecche. Per molto tempo ho pensato che Arthur non avesse difetti. Che avesse una moralità integerrima. Anzi, era l’unica persona nel bodybuilding oltre a me stesso che faceva riferimento alla moralità e all’etica. Ne ero molto impressionato. Lo faceva risaltare moltissimo ai miei occhi. Quasi come se fosse un dio. Anche il solo accennare alla moralità e all’etica, in rapporto a quello che fanno tutti gli altri invece, è una bella differenza. Oltre a questo egli aveva un’intelligenza notevole. Non ho mai conosciuto qualcuno intelligente quanto Arthur, qualcuno con la capacità di convincere le persone con le sue idee nel modo più baldanzoso possibile. Allora pensai, bene, c’è un Dio, ed è razionale pensare che se Dio ha impiegato molto tempo a creare l’uomo, non se ne è allontanato subito lasciando la Sua creatura da sola. Probabilmente avrebbe voluto interessarsene.
Allora da dove si inizierebbe? Beh, scherzando dissi: iniziamo con la lettera A come Arthur. Oh sì, Arthur Jones. E continui su quella falsariga – non scenderò nei dettagli completi ma telefonai perfino ad Arthur. Dissi: Arthur sei Dio? Ero sincero. Come puoi vedere quando credo ad una cosa sono sincero. Anche quando ero un mistico, ero molto convinto. Non potevo capire perché la gente, se credeva in Dio, lasciasse … lasciasse che rimanesse un mistero! Perché non cercano Dio? Perché non eseguono esperimenti e studi per scoprire dove è Dio?
Al contrario seguivano ciecamente la messa ogni settimana con una nebbia mistica inginocchiandosi per pregare Dio. Ma non credo che sia l’atteggiamento giusto.
Per concludere il discorso su Arthur, quando gli chiesi se fosse Dio, lui mi rispose: No, Mike, la gente mi ha chiamato in tutte le maniere, anche figlio di buona donna, ma non sono Dio.

TS: Quando eri un mistico credevi pure negli UFO?

MM: No, mai.

TS: Hai qualche rimpianto? C’è qualcuno al quale vorresti chiedere scusa?

MM: No, alcun rimpianto.
TS: Per concludere Mike, mi piacerebbe una tua risposta sincera a quanto hanno detto di te i seguenti individui. Dan Duchaine…
MM: Come ho detto, non mi interessa Dan. Faceva del male e ancora una volta non potrei neanche prendere in considerazione i suoi attacchi personali verso di me. Lo ignoro totalmente. Era intelligente ma usava la sua intelligenza nel modo sbagliato.

TS: Ben Weider…

MM: Ben Weider? [Sospira] Non conosco tanto bene Ben. Ho avuto relativamente pochi contatti con lui. Non lo trovo particolarmente interessante perché era esclusivamente ossessionato con la politica della IFBB. Non potevi parlarci di tante altre cose. Tutto era politica. Considerando la politica della IFBB, era un discorso noioso da morire. Mi fermo qui.

TS: L’allenatore della forza Charles Poliquin…

MM: Charles Poliquin è un eccentrico, senza dubbio. Si pubblicizza come il principale esperto al mondo di allenamento con i pesi mentre sostiene al tempo stesso che la gente esegua gli esercizi su un pallone da pallacanestro gonfiatissimo, cosa molto pericolosa. Rasenta quasi la criminalità. Immaginate le responsabilità di un istruttore o di un proprietario di palestra che fa provare a qualcuno di effettuare le aperture con i manubri mentre è in equilibrio precario su una Swiss ball. Lo sapete quanto è pericoloso?

TS: Cosa dici della sessualità di Monica Brant?

MM: Sessualità? La trovo attraente. Ha una muscolatura moderata per una bodybuilder. La conosco poco personalmente e sembra carina. Non è una strabiliante bellezza secondo i canoni classici, ma è una bella donna.

TS: A proposito di donne, ti piacciono le gambe, i glutei o il seno grande?

MM: [Ride] Ho passato molti anni con l’ossessione del didietro femminile, al punto di diventare irrazionale e di dovermi persuadere da solo di farla finita.
C’erano volte che guidando agli incroci rimanevo colpito dal didietro di una donna che attraversava la strada e quasi facevo un incidente!
Alla fine mi sono reso conto che non c’era un valore inerente nel didietro di una donna. Non c’è un valore inerente in nessuna cosa. Il valore è quello che si sceglie di dare alla cosa e ho scelto di non dare più tanto valore a quel particolare aspetto dell’anatomia femminile.

TS: Cosa mi dici dell’IFBB?

MM: [Sospira] Bene, ovviamente non ha raggiunto il suo obiettivo di portare il bodybuilding alle Olimpiadi o di renderlo uno sport popolare. E questo per la particolare politica che hanno seguito. Non penso molto dell’IFBB. Con tutto il potere, tutta l’influenza di Joe e Ben Weider, si penserebbe che avrebbero scelto uomini di enorme rilievo, uomini con una tremenda capacità di guidare lo sport per loro ed invece hanno scelto individui di livello piuttosto basso.

TS: Che dici di Wayne Demilia?

MM: Non mi interesso molto a Wayne. Non è il peggiore uomo al mondo ma è anche un personaggio potente.

TS: E di Mike Mentzer cosa pensi?

MM: [Ride] Un buon scrittore. Un buon comunicatore. Un buon insegnante. Uno che è stato dannato da molti dell’ambiente quando le sue azioni con volevano che essere benevolenti, gentili, mirate ad aiutare la gente a raggiungere i propri obbiettivi. E per questo sono stato dannato. Non perché sono un buon comunicatore, un buon insegnante, ma per la gelosia e l’invidia. Anzi, Ayn Rand ha scritto un articolo assai interessante intitolato The Age of Envy [ L’epoca dell’invidia , N.d.T.]. Ha detto che viviamo nell’epoca dell’invidia. E beh, mi fermo qui.;)

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2 comments on “Mike Mentzer nella sua ultima intervista pubblica

  1. Paolo 13 giugno 2018 / Reply

    Meravigliosa intervista, molto appassionante. Grazie

    • Enrico Dell'olio 28 giugno 2018 / Reply

      Grazie mille…

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