Articoli alimentazione

L’ era industriale, ha creato un ulteriore varco fra l’alimentazione umana praticata oggigiorno e quella fatta dai nostri antenati nel paleolitico. I processi di raffinazione hanno ridotto il contenuto di fibre nei cereali ad un livello molto più basso di quello riscontrabile nell’alimentazione delle popolazioni dedite alla pastorizia, alla caccia-raccolta, o agli stessi primati.

La pressatura a freddo ha facilitato l’estrazione dei grassi costituenti gli oli vegetali ( oli di semi, olio di girasole, etc. ). Questi oli risultano essere ricchi in acidi grassi omega 6, l’elevata introduzione di questi grassi nella dieta ha sbilanciato la corretta proporzione tra omega 3 e omega 6.

L’allevamento in batteria di animali da carne ( industria alimentare ) attraverso pratiche alimentari non naturali, ha favorito il deposito di grassi all’interno dei loro muscoli. Questo grasso viene depositato come riserva di energia e non per necessità strutturali, in questo modo la sua composizione è costituita principalmente da grassi saturi capaci di aumentare i livelli di colesterolo sierico.

Industria e dieta: un problema da affrontare
Industria e dieta: un problema da affrontare
Non solo la carne di animali non allevati al pascolo contiene maggiori quantità di grassi rispetto a quelli selvaggi, ma dal momento che vengono nutriti principalmente a grano invece che a foraggio, il rapporto tra omega 6 ed omega 3 risulta essere completamente innaturale e sfavorevole, con il contenuto di omega 6 nettamente superiore a quello di omega 3.
Gli alimenti più popolari nei paesi occidentali includono un’enorme serie di articoli preparati a livello industriale. Gli uomini sono l’unica specie vivente che consumi questo tipo di alimenti, la cui origine naturale è, per usare un eufemismo, oscura, e nei quali si concentrano incredibili quantità di sale, farine raffinate, zucchero, dolcificanti e acidi grassi Trans.
Un’altra caratteristica dell’alimentazione contemporanea è la grande disponibilità di calorie totali ricavabili dagli alimenti introdotti.
Se ci fosse un modo per giudicare gli sforzi umani necessari ad ottenere una tale quantità di calorie in natura, gli uomini occidentali sarebbero felici nel rendersi conto di quanto poco lavoro sia necessario a noi, rispetto ai nostri antenati, per ottenere simili risultati.
Slegare le calorie spese per l’acquisizione degli alimenti da quelle acquisite dal loro consumo porta velocemente ad alterazioni importanti della composizione corporea: iper-adiposità unita e deficienza muscolo scheletrica; due condizioni queste assai comuni nei paesi occidentali.
Le conseguenze di questi sfasamenti si concretano in patologie che vanno dalla resistenza insulinica e il diabete, alle fratture ossee dovute a condizioni di decalcificazione progressiva imputabili, almeno in parte, alla carenza di movimento.
Articolo tratto dal libro: La dieta fasica di Enrico Dell’olio

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *