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Homo sapiens ed evoluzione, come quello che siamo stati influenza quello che siamo oggi.

L’esame della struttura dentale degli ominidi suggerisce che dopo il divergere dei primi ominidi dalla linea ancestrale degli ominoidi ( australopitechine ), sia avvenuto un graduale aumento del consumo di alimenti più duri e/o abrasivi, come ad esempio noci e semi.

Questo cambiamento probabilmente incrementò il consumo di grassi vegetali e probabilmente aumentò il totale calorico ingerito giornalmente. Ci sono prove che circa 2,5 milioni di anni fa, sia avvenuto un progressivo aumentato nel consumo di carne.

La diminuzione della grandezza dei molari, l’alterazione della forma degli incisivi e la diminuzione della robustezza craniale e mandibolare, suggerisce una maggior enfasi nell’utilizzo di cibi che per la loro masticazione richiedono meno capacità di “macinazione” e più di “rottura”, proprio come la carne.

Un aumento del consumo della carne nella dieta aumentò di riflesso la quantità di proteine animali introdotte, un fattore questo che probabilmente influenzò l’aumento di statura nella transizione da australopitechine attraverso Homo habilis a Homo erectus, tuttavia la maggiore disponibilità di grassi animali fu probabilmente ancora più importante nei cambiamenti dietetici.

Gli attrezzi in pietra del paleolitico già potevano permettere ai primi uomini di accedere al cervello e al midollo degli animali ritrovati nelle savane come avanzo di pasti di altri carnivori o direttamente cacciati.

Homo sapiens, dieta ed evoluzione
Homo sapiens, dieta ed evoluzione

I grassi ricavati dalle carcasse degli animali erano probabilmente apprezzati dai primi ominidi così come lo sono oggi dalle moderne popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Più grassi animali nella dieta significa aumentare la quantità calorica giornaliera introdotta ( anche questo potrebbe essere stato un fattore cruciale nell’aumento del statura media ), inoltre, l’aumento di acidi grassi derivanti dalle carni di animali selvatici sottintende un incremento nell’assunzione di acidi grassi essenziali a catena lunga come l’acido arachidonico ( AA ), l’acido decosatetrenoico ( DTA ) e l’acido decosaesanoico ( DHA ). Questi tre acidi grassi da soli formano più del 90% degli acidi grassi essenziali ( cioè, acidi grassi strutturali e fisiologicamente attivi ) costituenti la materia grigia del cervello di tutte le specie di mammiferi.

Una caratteristica fondamentale dell’evoluzione umana è stata lo sviluppo di un cervello sempre più grande: la capacità cranica dell’ Homo sapiens è tre volte quella dell’Australopithecus afarensis. Uno dei fattori guida di questo aumento strutturale è certamente la natura sociale complessa delle interazioni fra i primi ominidi.

 

Ad oggi, non ci sono indizi che ci facciano supporre che queste relazioni sociali potessero essere, all’inizio, molto diverse da quelle riscontrabili nei predecessori degli scimpanzé e dei gorilla. La complessità sociale può essere considerata come una condizione necessaria, ma tuttavia insufficiente, per l’aumento delle dimensioni del cervello.

Un altro fattore altrettanto importante fu probabilmente un maggiore accesso ai substrati alimentari necessari alla formazione del tessuto cerebrale ( DHA, AA, DTA ). Un’aumentata complessità delle interazioni interpersonali e sociali, insieme alla maggiore disponibilità di derivati animali ( necessari per l’approvvigionamento di grassi strutturali ) costituirono un unicum psico-nutrizionale che può spiegare l’espansione del cervello umano.

Drammatici cambiamenti nutrizionali, anatomici e comportamentali, accompagnarono la caccia, la divisione del lavoro tra i sessi, la riduzione del dimorfismo sessuale, la diminuzione della grandezza degli intestini, l’aumento dalla statura e delle dimensioni del cervello.

È importante sottolineare che questi cambiamenti furono graduali. Homo habilis si è evoluto in Home erectus durante un periodo di molte centinaia di migliaia di anni, e, i cambiamenti culturali di cui sopra, molto probabilmente, contribuirono direttamente alle modifiche genetiche.

Per chiarire meglio quanto detto finora dobbiamo considerare che i comportamenti, il modo di alimentarsi, e le caratteristiche biologico-anatomiche degli uomini moderni del tardo paleolitico erano assai differenti da quelle di Homo abilis, tuttavia, va detto che questi cambiamenti avvennero in un arco temporale di oltre 2,5 milioni di anni.

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